| Il tornado di Zermeghedo del 19 Marzo 2009 |
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Cade fra gli ultimi giorni dell'inverno astronomico ma il 19 marzo 2009 è una data molto particolare per l'ovest vicentino e non certo per una gelata o una nevicata eccezionale ma per un vero e proprio tornado con danni rilevanti in alcune abitazioni di Zermeghedo e nella stessa zona industriale, con danni minori il vortice ha successivamente interessato anche la frazione di Selva di Montebello e Gambellara per una traccia tornadica complessiva di circa 5 Km. Ufficialmente il fenomeno è stato classificato EF1 T2-3 nella scala Fujita / TORRO dallo
Stormchaser-Europe-Forum e da European Severe Weather Database (ESWD)
In Italia è denominata "tromba d'aria" ma all'atto pratico risulta un termine equivalente a tornado e sta ad indicare genericamente vortice di vento (whirlwind) con eventuale presenza di danni riscontrabili al suolo. Il sistema temporalesco fu inoltre di caratteristiche supercellulari cioè dotato all'interno di un mesociclone durato circa una ventina di minuti, trattasi quindi di tornado mesociclonico. Più che l'area interessata è sorprendente la data in cui si è verificato il fenomeno una riprova che i tornado possono comparire ovunque ed in qualsiasi stagione dell'anno ma di norma classificati nei primi gradini della scala fujita. Da ricordare ad esempio il tornado dell'Alpago del 9 luglio 2007 sui monti della provincia di Belluno e il tornado invernale del 9 dicembre 2006 in Friuli in una configurazione sinottica completamente diversa da quella in esame, possono colpire sempre ed ovunque ma le aree di maggior frequenza sono ben conosciute ovvero la pianura padano-veneta ed ovviamente nei mesi estivi. Un'altra caratteristica singolare di questo episodio è costituita dal moto retrogrado del vortice ovvero da est-nordest a ovest-sudovest in linea con la configurazione sinottica del momento, un caso da definirsi più unico che raro.
Questa foto gentilmente concessa da Bruno Xotta riprende la nube di detriti da una distanza di circa 800 metri (via Mieli), la condensazione del cono non giunge fino a terra ma i danni riscontrati sono da associare ad una circolazione rotatoria come confermato dai testimoni e dallo stesso autore. In questo momento il vortice stava interessando via Segala in zona industriale, la colonna scura color marrone con ogni probabilità è la "dust sheath" (guaina di polvere) è una formazione cilindrica, un "tubo" di particellato che avvolge fino ad una certa quota il canale del vortice. l'osservatore si trovava nel lato sottovento cioè a sud rispetto al temporale ed in tale contesto potrebbe essere spiegata la presenza dei chicchi di grandine, i colli di Montecchio invece erano liberi dai rovesci mentre il grosso delle precipitazioni si trovava sulla destra.
Uno schema tratto da un documento del 1978 di Martin C. Jischke and Masood Parang di
"Oklahoma Academy of Science" può avvicinarsi al caso nostro: trattasi di "tornado funnel" perchè la parte condensata non giunge al suolo. la sezione mostra alcuni parametri di un tornado che nel caso specifico stilizza un F3 del 2 Aprile 1957 un multivortex occorso a Dallas ed oggetto di svariati studi. la linea marcata in rosso delimita la parte condensata del vortice cioè quella visibile, mentre la "Vmax surface" delimita la velocità massima di rotazione dei venti. La condensazione dell'aria è strettamente legata al valore dell'umidità relativa, mentre la forma del funnel puo' essere modellata a seconda del profilo igrometrico nei bassi strati: piu' affusolato o piu' tozzo indipendentemente dallo "spin" del vento presente in superficie. La condensazione si realizza con il calo pressorio all'interno del tornado e viene anticipata in presenza di elevata umidità atmosferica, la classica forma conica si ottiene perchè la pressione decresce con la quota ma decresce anche con l'avvicinamento al centro grazie alla forza centrifuga, inoltre raggiunta la condizione di rugiada (condensation pressure isobar) l'effettiva condensazione non avviene immediatamente ma dopo un certo ritardo stimato fra 1 e 10 secondi (tempo di condensazione). Per ulteriori approfondimenti vi rimando ad un'altro documento datato 2001 sulle definizioni di tornado, definizioni che hanno subito modifiche a causa del "paradosso" dei danni procurati da tornado non condensati completamente, in pratica non è la "nube" cioè la condensazione in se a provocare i danni ma bensì il movimento rotatorio dell'aria in superficie, superato lo "spin up" si classifica il tornado in base ai danni riscontrati al suolo partendo da EF0 corrispondente a venti superiori a 105Km/h nella più recente "Enhanced Fujita Scale".
Riferimenti: "What is a tornado? Charles A. Doswell III". Da consultare anche le definizioni di tornado e funnel cloud su en.wikipedia.
Con l'aiuto di Google Earth e dopo alcune verifiche sperimantali ho dimensionato il vortice, ci sono software appositi per risalire alle dimensioni esatte ma ho preferito la strada più "artigianale" accettando tolleranze quantificabili in +-5/10% più che sufficienti per il nostro scopo cioè ottenere una buona stima. La prima foto è stata raddrizzata e corretta dalla distorsione a barile, mentre più sotto è stato risolto anche il problema della distorsione prospettica variando la "prospettiva verticale" che si traduce in un'abbassamento dell'asse ottico dal centro verso la metà inferiore dell'inquadratura. Per calcolare le varie grandezze si applica una doppia proporzione: la prima sulla mappa per trovare i rapporti delle distanze rispetto al fotografo, mentre la seconda direttamente sulla foto per trovare i rapporti dimensionali. I tralicci dell'alta tensione sono visibili anche su Google Earth e costituiscono i riferimenti noti, mentre le grandezze incognite sono il vortice e le varie quote di condensazione.
Grazie a "Weather Underground" riporto qui i dati delle stazioni di
Montecchio e Arzignano , in particolare è determinante l'umidità relativa per interpretare la scarsa condensazione del vortice. Alle 17,00 prima dell'annuvolamento eravamo a valori estremamente bassi: 36% ad Alte di Montecchio e 38% ad Arzignano corrispondenti ad una temperatura di rugiada di sole 0.6C°! Dopo l'annuvolamento e dopo la rotazione dei venti S->N avvenuta alle 17,15, i valori di Rh si portarono a 51% a Montecchio e 56% ad Arzignano (17,40) mentre le temperature si attestavano sui 13 gradi. Ovviamente non fanno testo gli 80-85% registrati durante le precipitazioni, interessante invece l'andamento della pressione atmosferica che aumenta in serata con l'arrivo dell'aria fredda, a mezzanotte è evidente la discesa termica a 6.2° a fronte dei 10.8° della stessa ora la notte precedente. Molto importante l'assenza di nuvolosità e l'insolazione ricevuta durante il giorno instabilizzando ulteriormente l'aria con una temperatura massima registrata di 16.7° per Montecchio intorno alle 15,30. I giorni seguenti vedranno lievi gelate notturne, in particolare la notte del 21 con una minima di -0.6° e punto di rugiada di solo -11.7° registrati sempre alla stazione di Montecchio.
Con i valori del dewpoint prossimo allo zero e le temperature estremamente basse in quota è interessante la descrizione delle precipitazioni cadute in zona, riporto qui la testimonianza di Roberto Antico residente a Montebello:
La situazione sinottica del 19 marzo è reduce da un periodo spiccatamente primaverile assicurato dalla presenza massiccia di un anticiclone sia nell'europa occidentale che nel mediterraneo, successivamente questo anticiclone estenderà i suoi massimi pressori verso la Penisola Scandinava garantendo in prima battuta un'afflusso di aria artica sull'Europa orientale. In fase successiva vi è la discesa della saccatura verso il mediterraneo centrale, l'invasione dell'aria fredda avviene nel nord Italia nella notte fra il 19 ed il 20 Marzo. Per il 19 era prevista una certa instabilità atmosferica nei rilievi ma le previsioni erano concentrate soprattutto nel peggioramento nei due giorni successivi con nevicate a quote collinari in special modo al centro e al sud Italia. Nella mappa Bolam a 500HPa resa disponibile da ARPA Liguria è evidente la saccatura nell'est europeo il cui asse è disposto orizzontalmente. l'asse di massima curvatura è sede di sistemi frontali e linee di instabilità, in serata investirà il nord Italia compiendo una rotazione antioraria.
Temporali forti non erano previsti ma gli elementi che hanno dato luogo al fenomeno si possono lo stesso individuare, per esempio, nella dry line, nell'afflusso dell'aria artica, nell'insolazione garantita praticamente tutto il giorno e un moderato shear presente negli strati medioalti. Su Wetter3 ho trovato interessante questa riferita alla temperatura o meglio all'avvezione di temperatura nella metà inferiore della troposfera misurata in K/h * 0.1, la diminuzione nell'area viola è di circa 1K ogni ora.
CAPE e Lifted Index, che in costa adriatica sono corrispondenti rispettivamente a 400 e -2. Il CAPE non è elevatissimo ma è concentrato sotto i 5000m come intuibile dalla "gobba" presentata nel profilo verticale del radiosondaggio, LI corrisponde a probabili temporali ed in scarsa misura a temporali forti. Il radiosondaggio è disponibile solo alle 12.00utc, 5 ore di differenza che purtroppo si rivelano determinanti in una dinamica come questa, qui si possono trovare altri parametri come il Total Total Index a 55.8 corrispondente a numerosi temporali forti ed in certa misura anche a probabili tornado, Lo Swiss12 elaborato per la Swizzera è una combinazione tra instabilità e windshear riferito alle 12utc si attesta a -1,45 (temporali previsti), non meno importante lo shear 6000m che risulta 51 nodi (95Km/h). Scarsi invece i valori che fanno riferimento all'acqua precipitabile.
La descrizione e la distribuzione dei danni appresa sui giornali facevano subito intendere al fenomeno tornadico, riporto qui una breve rielaborazione ricavata dagli articoli apparsi il 20 e 21 marzo sul Giornale di Vicenza: colpite la zona industriale di Zermeghedo e la parte sud del centro abitato mentre le aree limitrofi rimasero indenni riportando solo la presenza dei detriti provenienti in gran parte dalla zona industriale, interessate via Segala, Via Don Giovanni Barella, via 4 Novembre, Angeli, Mieli e Costeggiola con danni stimabili tra EF0 ed EF1. Sono volate molte tegole coppi lamiere e onduline di alcuni capannoni. Divelti insegne lampioni e pali del telefono con la linea strappata, stessa sorte per una campata della media tensione dove i cavi sono finiti in strada tenendo al buio alcune vie del paese. Non mancano gli alberi sradicati e gli incidenti dove due auto si sono scontrate per evitare un ramo finito sulla carreggiata. Nessun danno alle persone o per lo meno feriti gravi, è andata bene considerando i detriti e i pezzi di lamiera vaganti ad altezza d'uomo durante il fenomeno. Per le opere di soccorso e di ripristino in special modo delle linee elettriche e telefoniche sono state impegnate tre autopompe dei vigili del fuoco di Arzignano affiancate da quattro squadre dell'Enel, intervenute inoltre le squadre della protezione civile di Montebello, Zermeghedo e Montecchio Maggiore, chiesto alla prefettura lo stato di calamità naturale da parte del sindaco. Questo è in sintesi la cronaca per Zermeghedo ma il vortice continuò la sua corsa verso sud-ovest interessando con danni minori Selva di Montebello e Sorio di Gambellara. I sopralluoghi effettuati dal sottoscritto i giorni successivi hanno permesso di stilare una traiettoria continuativa abbastanza precisa del vortice comprendente aree agricole e semi abitate per un tratto complessivo leggermente arcuato di circa 5Km visibile sotto.
Roberto Gaianigo
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