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Dryline 29.7.2013


Il 29 luglio è una data importante soprattutto per la Lombardia, esibendo un vero e proprio "outbreak" tornadico in piena Brianza, generato da una "dryline" proveniente dal Ticino e dalla val Chiavenna. Trezzo sull'Adda, Busto Arsizio e il Monferrato sono le aree colpite ed in particolare quello di Trezzo (comparso dopo le 16) è stato il più importante per la durata, per l'intensità e per le aree colpite (Masate, Grezzago, Trezzano e Verdello), questo è forse il filmato più incredibile girato all'interno di un'ufficio. Il tornado di Trezzo ha avuto molta eco anche all'estero, in "The weather Channel" alcuni esperti hanno stimato danni da EF2-EF3 per questo evento, paragonando l'Italia alla Pennsylvania come incidenza e probabilità statistica di tornado.
Da noi fortunatamente non si è registrato nessun fenomeno di tipo tornadico, comunque da segnalare per la nostra provincia una grandinata a sud Lonigo e "flash flood" nell'ovest vicentino, diversi gli alberi di grossa taglia abbattuti dal vento e alcuni anche spezzati sul tronco: a Montegaldella un'ippocastano di 70 anni, Solagna con danni anche al parapetto sul Brenta e nel thienese sulla linea ferroviaria Vicenza-Schio con il relativo blocco del treno.
L'evoluzione sinottica nel piano isobarico a 500HPa, vede un cavo d'onda transitare sul nord'Italia lungo il bordo occidentale di un'anticiclone di matrice africana, l'ondulazione è responsabile dell'interruzione di una lunga e poderosa onda di calore iniziata grosso modo da lunedì 22 luglio, attraversando per diversi giorni la fase più acuta con over 35° al suolo. (Wetter3.de)


La prima linea frontale è accompagnata da precipitazioni di origine stratiforme, lasciando nel corso del pomeriggio un cielo sgombro da nubi in tutta la Lombardia e parte del Veneto, in superficie la temperatura di rugiada scese solo di qualche grado a fronte dei 23/24° precedenti, mentre con l'insolazione la temperatura riaquistò "quota" avvicinando i 30° nel veronese. La carta sinottica di Metoffice vede la prima linea in transito sul Veneto e la seconda al nordovest in occlusione. Più sotto i due sistemi frontali visti nella mappa dell'umidità a 500 HPa: L'area rossa è l'intrusione secca in quota, un'area pervasa da cielo sereno ma con una certa instabilità potenziale (Consorzio LAMMA). La mappa è piuttosto simile all'immagine del vapore acqueo fornita dal satellite geostazionario:



Dopo aver condotto alcune ricerche sia su internet che in alcuni testi come "Mesoscale Dynamics" e "Temporali e Tornado", mi sono permesso di arricchire l'articolo con una digressione teorica sulle dryline, un campo di ricerca sicuramente destinato a continui sviluppi e approfondimenti. Per definizione la "dryline" è un fenomeno collocato nella mesoscala meteorologica e rappresenta una linea di separazione nei bassi strati fra masse d'aria con diverso contenuto di umidità (o punto di rugiada) e può essere generato nel lato sottovento di una catena montuosa. La sua formazione coinvolge processi sia in mesoscala che in larga scala e si differisce dai fronti sinottici per i maggiori gradienti di umidità (Yuh-Lang Lin "Mesoscale Dynamics"). La dryline è anche originata da una separazine fra un'ingresso di aria molto secca in medio-alta troposfera e aria umida preesistente nelle quote medio-basse fra gli 850 e 700Hpa, non è necessariamente vincolata da discontinuità termiche e la tipologia d'innesco è di tipo frontale ("Temporali e Tornado" - Alpha Test). Più che linee sarebbero superfici visto che abbiamo a che fare con fenomeni meteorologici estesi in un volume d'aria rappresentato su diversi livelli atmosferici. L'argomento è comunque molto dibattuto e l'interazione delle dryline sulla convezione profonda sono argomenti di ricerca soprattutto nelle "Great Plains" americane, i cui meccanismi sono piuttosto complessi.
L'aria umida ancora presente nei primi strati, interagisce favorevolmente con l'aria secca non solo per esser meno densa, ma anche per avere una quota di condensazione inferiore (LCL), ne consegue un raffreddamento meno veloce con la quota seguendo il "gradiente pseudoadiabatico" dell'aria umida. Durante il giorno l'insolazione amplia il rimescolamento atmosferico dei bassi strati e gli scambi in senso verticale delle masse d'aria generando termiche e nubi cumuliformi, moti convettivi che vengono arrestati dal "Capping Inversion" (1000-2000 m) e inglobati nello "strato limite convettivo" (CBL) che a seconda dell'insolazione e delle caratteristiche dell'aria può arrivare a 4.2 Km in area alpina (Geophysical Research Letters-Volume 27, Issue 5, pages 689–692, 1 March 2000), l'ascesa prosegue finchè il profilo termico verticale rimane favorevole al galleggiamento (condizione determinata dal CAPE). Le correnti ascendenti verranno bilanciate (o quasi) dalle discendenti e andranno a "catturare" porzioni di libera atmosfera (Stull 1988). Indici temporaleschi come il Total Totals, Whiting index, KO index e il Delta Theta-E includono nelle relazioni le temperature di rugiada e le temperature equivalenti potenziali (theta-e) alle varie quote compreso i 500HPa. La rottura definitiva del Capping Inversion può avvenire in corrispondenza di discontinuità termo-igrometriche al suolo come una dryline, circolazioni ad asse orrizzontale (horizontal convective rolls) e linee di convergenza "Moisture convergence" (Ziegler e Rasmussen 1998). Brevemente la dryline spinge verso l'alto l'aria caldoumida esattamente come fa un fronte freddo e la disponibilità di masse d'aria secche in quota rimane fondamentale per sostenerne l'avanzamento, i sistemi temporaleschi associati generano "outflow" al suolo con intense linee di groppi e "squall line" (molto frequenti in America) accelerando verso est l'avanzamento della linea frontale. Da sottolineare che la formazione della dry al suolo avviene molto spesso per effetto "catabasico" prodotto da un rilievo su una corrente di basso livello, ma la genesi dei fenomeni hanno luogo se sono presenti le condizioni viste prima favorevoli all'instabilità convettiva.
Qui sotto il radiosondaggio di Milano delle ore 12UTC: cade esattamente fra i due sistemi perturbati con le correnti ancora sudorientali nei bassi livelli. Sopra i 700 HPa pervade l'aria secca accompagnata da venti in quota che toccano i 95 nodi (175Km/h) facendo schizzare verso l'alto gli indici termodinamici legati allo "shear" assieme a quelli dell'instabilità convettiva. Il CAPE è registrato a 640 j/Kg ma furono previsti dalle mappe valori anche superiori ai 1500 j/Kg in alcune aree nordorientali e nel alto adriatico, nel RS di Udine viene registrato un valore di 1200.




Qui sotto è visibile il fronte secco e freddo in arrivo dalla Lombardia, nella mappa Moloch delle 12.00 UTC riferita alla temperatura pseudopotenziale a 950HPa:

In superficie abbiamo il prezioso contributo delle stazioni meteorologiche amatoriali. Dallo storico di Wunderground riporto l'evoluzione della temperatura e punto di rugiada nelle stazioni di Montecchio Maggiore e Castelgomberto, rispettivamente proprietà di Enrico Agosti e Fabio Perin. Il transito è avvenuto alle 19.30 circa.




Interessante anche l'andamento della stazione di Bonate Sotto in Lombardia, non molto lontana da Trezzo interessata dal tornado. Qui il transito è avvenuto alle 16.30.



Nel padovano, dove ero presente, le correnti ruotarono da est/sudest formando una convergenza verso il Veneto occidentale e la Lombardia, nel dettaglio il comportamento dei venti a 950 HPa nel modello Moloch CNR-ISAC: deboli correnti da sudest nella pianura veneta e irruzione fredda e secca in arrivo dal Ticino e dalla val Chiavenna che viene prevista con un certo anticipo.



Condizioni che considerarle favorevoli alla formazione di supercelle diventa scontato per gli esperti di Estofex i quali aggiornarono al livello massimo la probabilità per eventi "severi" nel nord Italia, una situazione che non si verifica di frequente.



L'animazione satellitare dell'intera fase di maltempo (Sat24.com/Eumetsat/Met Office) mette in evidenza gli effetti introdotti dall'insolazione dopo il transito del primo sistema frontale: sono visibili le supercelle lombarde, la piccola super fotografata assieme al gruppo nei pressi di Este e il sistema principale sopraggiunto in serata nel padovano intercettato in'autostrada A4 a Padova est, da notare anche la comparsa di un'overshooting nel basso vicentino con successiva espasione dell'incudine:



La caccia ha inizio dal primo pomeriggio con l'occasione di effettuarla in quattro, con Gloria Cariolato e Marco Rabito (di Serenissimameteo) assieme ad Alessandra, i primi due già con esperienze di caccia nella Tornado Alley. L'appuntamento è a Piove di Sacco ma una volta transitato il primo sistema frontale ci avviciniamo al basso vicentino intercettando una prima supercella fra Noventa ed Este, qui un paio di scatti ed un'animazione che mette in evidenza il movimento e l'inclinazione dell'updraft:







La caccia prosegue con l'arrivo del fronte freddo al suolo, qui uno scatto effettuato in zona industriale di Padova, una nube a mensola o quello che potrebbe essere lo pseudo fronte freddo di un sistema supercellulare:



L'inseguimento avviene in A4 da dietro la supercella, nell'estremità meridionale della "squall line" ("tail end") dove compare una lunga "tail cloud" con le sembianze di una nube a "piedistallo", il tutto è associato alla nube a parete. Le fulminazioni erano molto frequenti e nonostante il percorso autostradale, era difficoltoso anche l'inseguimento per la notevole velocità di avanzamento, il momento "clou" della caccia...







La caccia termina in provincia di Venezia con uno scatto al sistema temporalesco ormai diventato una linea di groppi.





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