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MCS notturno del 10-11 luglio 2011


Più che una saccatura è un "cavo d'onda" il responsabile del sistema convettivo che ha interessato l'Italia settentrionale nella notte fra il 10 e 11 luglio 2011, ha fatto il resto l'energia disponibile al suolo in un contesto subtropicale, meglio conosciuta come "energia utile alla termoconvezione" (CAPE). Il CAPE tende a lievitare nel "settore caldo" (ma non solo) di un ciclone extratropicale, in particolare nella stagione estiva e nelle ore pomeridiane con il riscaldamento solare. Il sistema temporalesco vede la nascita alle 16.30 utc nelle Alpi Graie, fra il Piemonte e la Valle d'Aosta, per poi scorazzare in Pianura Padana e in Friuli. In serata le brezze di montagna scendono dalle vallate formando una convergenza in Pianura Padana, contribuendo ad una spinta dinamica verso l'alto assieme all'instabilità convettiva preesistente dalle ore di urna. Scarsa l'attività elettrica nube-suolo ma proficua quella infranube. Non sono mancate le grandinate a macchie di leopardo e i colpi di vento generati da una linea di groppi (gust front) tipica nei sistemi convettivi a mesoscala, un MCS insidioso e non particolarmente previsto dai modelli LAM. Qui è visibile la mappa del ML-CAPE (Mixed Layer-CAPE) fornita da Wetter3.de, registra valori superiori a 2000 j/Kg in Pianura Padana. Più sotto l'animazione satellitare infrarossa dell'intera evoluzione nel nord Italia, fornita dall'Osservatorio Meteorologico Regionale del FVG.





Dal radar del Centro Meteorologico di Teolo - ARPAV è visibile la "squall line" con una eco modellata ad arco (bow echo) in quasi tutta la pianura veneta. Come da manuale il sistema evolve in "comma echo" nella nostra provincia mostrando una rotazione ciclonica nella parte settentrionale.



Le riprese si compiono dalle 1.00 fino all'arrivo del gust front, dalla collina di Monticello di Fara. Una nube a mensola compatta con striature, scarsa di brandelli o sfilacciamenti a testimonianza della continua rigenerazione del sistema senza segni di cedimenti e senza andare per così dire in completo "outflow".







Una panoramica composta da due foto: oltre alla shelf si potrebbe supporre la presenza di una wall cloud (nube a muro) considerando la compattezza e le striature, ma è la posizione rispetto alle precipitazioni a non essere compatibile con tale definizione. La wall cloud non si trova davanti ma dietro le precipitazioni o al limite sul fianco destro rispetto al senso di marcia, la tempesta dimostra comunque un afflusso dominante (in gergo inflow dominant). Sovente gli storm chaser valutano se risulta dominante il deflusso o l'afflusso nella tempesta (inflow/outflow dominant) al fine di "pesare" l'attività convettiva residente (updraft) e pronosticare a breve termine successive metamorfosi o degenerazioni della tempesta, questo anche senza l'ausilio di radar o di altri strumenti ma semplicemente con l'analisi visiva e nefologica delle nubi accessorie.









Passata la tempesta, un breve assaggio di folgori CG







Per finire lievi danni da vento su alcune coperture in zona villa Cordellina:





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