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La grandinata nella pedemontana vicentina del 14.9.2015


Definirla "eccezionale" e considerando l'abusivismo del termine, la grandinata avvenuta nella pedemontana vicentina il 14 settembre 2015 potrebbe passare per una normale grandinata abbastanza intensa. Stiamo parlando di chicchi il cui diametro veleggia sugli 8 centimetri di diametro compreso le protuberanze che hanno caratterizzato la forma. Molto estese le aree interessate dalla grandine di questo calibro, classificabile fra H5 e H8 nella scala TORRO "inversa". Si parte dallo scledense per arrivare nel trevigiano fino a Morgano dove sono stati registrati danni da tornado, ma sembra essere il bassanese l'area maggiormente colpita dall'inusuale meteora, grosso modo nell'arco di tempo che va dalle 16 alle 17. Un sistema temporalesco a supercella in piena regola che vide la nascita in Valpolicella con una traiettoria sostanzialmente W->E e superato il bassanese con una leggera deviazione verso E/SE.
La forma dei chicchi estremamente irregolare e "lobata" è determinata dai forti updrafts residenti all'interno del cumulonembo e dai valori termoigrometrici elevati in bassa troposfera. Le gocce sopraffuse non fanno in tempo ad unirsi al chicco integralmente, ma rimangono ghiacciate istantaneamente al contatto e attaccate marginalmente nei lobi preesistenti. Per ottenere questo il chicco di grandine deve mantenersi ad una quota superiore allo zero termico con venti adeguati a sostenerlo, in coesistenza di gocce d'acqua allo stato "sopraffuso", cioè in forma liquida seppur in ambiente sottozero (anche di diversi gradi). Un altro curioso fenomeno osservato nei centri colpiti, è la formazione di estesi banchi di nebbia: la grandine raffredda l’aria assorbendo il calore dovuto allo scioglimento del ghiaccio e all’evaporazione. Un fenomeno dovuto alla diminuzione della temperatura e all’aumento dell’umidità, ovvero con la saturazione dello strato d'aria adiacente alla superficie.
Tornando sui danni, una stima fatta dai carrozzieri sulla base dei veicoli arrivati nei vari centri di riparazione, circa 8000 sono state le auto danneggiate con costi medi preventivati di 3000 euro, e non è detto che tutti abbiano scelto o avuto le possibilità di ripararla nell'immediato. Secondo la testimonianza di un carrozziere di Zugliano: in un parcheggio nella zona industriale di Fara solo due auto su 54 si salvarono. Anche i parabrezza anteriori fanno parte della lista dei danni, oltre alla carrozzeria, il lunotto posteriore e i fari. Danni anche alle infrastrutture pubbliche e private: Abitazioni, asili, scuole, istituti, palestre, capannoni, una decina di aziende e stalle per allevamento. In particolare fra Rosà e Nove le quali hanno chiesto lo stato di calamità naturale assieme ad altri 7 comuni. Crivellato il telone di un cinema all'aperto, lucernari rotti, coppi, pareti finestrate, sedie e tavoli ecc... Non parliamo dell'agricoltura dove la grandine ha compromesso le produzioni per l'80% nelle stesse aree cioè a sud di Bassano: soia, mais, broccoli e asparagi le coltivazioni colpite, danni inferiori per l'uva considerando la stagione avanzata (Il giornale di Vicenza). Non cambia molto la situazione nell'alta padovana dove assieme alla grandine si è aggiunto il vento a complicare le cose con danni alla rete di distribuzione elettrica per alberi divelti. Dopo le 17 a Morgano, in provincia di Treviso si è aggiunto un tornado a chiudere il sipario a questo sistema temporalesco, con danni alle auto e alle abitazioni (una quindicina), in particolare nel triangolo fra Istrana, Quinto e Morgano. Quì sotto una mappa dei danni sviluppata sulla base degli articoli di cronaca dei giornali locali, delle foto pervenute nei canali di condivisione e sulla base del decreto emesso dalla regione Veneto in risposta alle richieste dello stato di calamità naturale. In rosso i danni da grandine, mentre in viola danni (soprattutto) da vento, in particolare quelli registrati a Morgano in seguito alla tromba d'aria. Danni da vento sono comunque presenti anche nel vicentino come a Schiavon su una casa deposito.



Ho raccolto del materiale fotografico reso disponibile da Youreporter, Vicenzatoday, Il giornale di Vicenza, La Piazza Web e da facebook, disposto sequenzialmente partendo dal thienese fino alla provincia di padova. Vi propongo inoltre un paio di filmati girati a Rosà e Bassano del Grappa. (fonti: Tviweb e InMeteo)

























La sequenza radar del CMT - ARPAV mostra la traiettoria seguita dal sistema temporalesco con evidenti "hook echo" e "V notch". Segue l'animazione satellitare fornita da Sat24/Eumetsat/Met Office dove si può notare una "flanking line" nella parte meridionale e l'estensione dell'incudine letteralmente stirata dai venti in quota a coprire interamente il Friuli.





Quel pomeriggio ero impegnato alla ricerca di danni o riscontri al suolo del passaggio di un vortice avvenuto il giorno prima e in seguito battezzato come il "tornado di Campodoro". Le riprese si limitano quindi alla cella temporalesca nel suo complesso vista da quelle zone, con panoramiche composte, zummate su alcuni particolari dell'incudine e alcuni pileus negli stadi iniziali.















Finisco con le analisi dei modelli proponendo il WRF-NMM europeo a 500hPa fornito da Meteociel, dove figura un vasto campo depressionario centrato a sud dell'Irlanda con isobare molto ravvicinate nella parte meridionale e divergenti nel centro europa con spiccata curvatura ciclonica. Venti in quota molto forti (superiori a 150 Km/h) ben visibili nella successiva mappa Moloch (ISAC-CNR) riferita alla stessa quota ma su una scala inferiore, il flusso viene frenato solo dalle celle temporalesche previste dal modello (aree verdi intramezzate a quelle rosse).



L'intrusione secca visibile qui sotto ha rasserenato i cieli consentendo l'insolazione e la conseguente elevazione del "CAPE", con valori che si attestano intorno ai 1500/1800 J/Kg nelle aree di convergenza (media alta pianura), contemporaneamente si conserva nei bassi strati una certa umidità grazie al persistente afflusso da libeccio.


L'intrusione secca è associabile al sistema perturbato transitato il giorno prima con il tornado di Campodoro, ma non è il solo sistema frontale riconoscibile in questa fase di maltempo, bensì una "famiglia" ben più complessa e in lento movimento. Fronti in successione accompagnati anche da ondulazioni a onda corta (di Bjerknes). Ciò è desumibile dalla carta dei fronti fornita da DWD nonchè dalla persistente presenza del "settore caldo" in Italia visibile nelle ultime mappe (europea e italiana) della temperatura pseudopotenziale (Theta-e) negli 850 e 950hPa. Le stazioni amatoriali registrarono temperature massime superiori a 27° nel bassanese ma soprattutto spiccano i diffusi 21°C di dew point. Leggermente superiori le temperature registrate nella restante pianura veneta, mediamente di 1-2°C. (Wunderground)






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